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Festa della Mamma. L’importanza di restare

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Esiste un filo invisibile che lega le madri di ogni epoca? Forse se esiste, può essere fatto del desiderio di proteggere i propri figli, fino ad accompagnarli nella crescita per vederli sbocciare un giorno.
Esiste però anche un desiderio silenzioso, che a volte rimane inespresso, quello di voler essere ricordate, di essere "viste".

Oggi festeggiamo la Festa della Mamma con fiori e biglietti d’auguri, ma la genesi di questa data affonda le radici in gesti di grande forza e ricerca di autenticità.

Dalle dee antiche alla visione di Anna Jarvis

Se nell'antichità greca e romana si celebravano le madri attraverso il culto delle grandi divinità della terra, la versione moderna della festa nasce da un intento molto più intimo e sociale.

Nel 1908, negli Stati Uniti, Anna Jarvis decise di onorare la memoria di sua madre, un’attivista che si era spesa per migliorare le condizioni igieniche e sanitarie delle donne durante la Guerra Civile. Anna non voleva una festa commerciale; voleva un giorno in cui ogni figlio potesse ringraziare la propria madre per il suo ruolo unico. Il suo simbolo originale era un semplice garofano bianco: un emblema di purezza, fedeltà e amore incondizionato.

La maternità come un percorso a ostacoli

In Italia, la festa ha trovato la sua consacrazione ufficiale solo alla fine degli anni '50, ma al di là delle date sul calendario, ciò che è rimasto invariato nei decenni è il valore del ricordo che ciascuno di noi custodisce dentro sé.

La maternità, oggi come allora, è fatta di momenti che spesso sfuggono al controllo: impegni quotidiani, lavoro, appuntamenti, famiglia da gestire e imprevisti. Essere madri spesso vuol dire trovarsi a fine giornata esauste, aver pensato un po’ a tutto ed essersi dimenticate di sé stesse - magari con anche i sensi di colpa.

Nella società della performance e dei social è facile sentirsi inadeguate, incompetenti o spaventate. Ecco perché ogni tanto è importante fermarsi ad ascoltare anche quei sentimenti che pochi osano associare alla maternità.

Perché se diventare madre è un viaggio unico, è anche vero che questo viaggio necessita di preparazione e condizioni che lo agevolino. 

Nel 2026 parlare di maternità vuol dire anche parlare di congedi parentali equi, di politiche lavorative a sostegno delle donne, della presenza di asili accessibili sul territorio per posti e per reddito, di salute mentale e genitorialità condivisa.

Leggere "una mamma su cinque lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio" deve portare tutti noi a riflettere su quanto precario sia l’equilibrio tra la maternità e la vita lavorativa delle donne.

Ecco che allora la festa della mamma assume un nuovo significato, più complesso e stratificato: una giornata che celebri non solo l’appartenenza a una categoria demografica, ma una giornata in cui porre in primo piano l’attenzione verso un ruolo indispensabile eppure trascurato spesso dalla società.

Nell’arte, la presenza

Tra le prime opere d’arte dell’umanità vi sono le Veneri Preistoriche, rappresentazioni femminili simboli di fertilità, protezione e abbondanza legate al culto della vita. La maternità è così universale da aver sempre fatto parte della cultura dell’uomo nelle sue innumerevoli declinazioni.

Ritratti, affreschi, sculture, opere letterarie, passando dal divino all’umano. Nel corso dei secoli madri di ogni etnia ed estrazione sociale sono state protagoniste dell’arte.
E oggi?

Il più delle volte oggi le madri sono quelle che "scattano le foto", sparendo dall'inquadratura per catturare la crescita dei figli, oppure fanno parte di una narrativa social in cui ogni momento viene condiviso ancor prima di essere veramente vissuto.

Ma la storia non ci insegna forse che sono proprio le immagini della madre, nella sua essenza più vera e meno costruita, ad essere uno dei messaggi più comunicativi? Maternità è amore e desiderio, è un vuoto incolmabile e una ricchezza infinita, è sostegno e sacrificio, è assenza e presenza.

Ritrarre una madre vuol dire questo, cercare di imprimere in un’immagine un universo interiore.

"Ritratto d'Amore": onorare il presente.

Proprio per onorare questa eredità fatta di legami profondi e naturalezza, nel nostro studio di Torino abbiamo pensato di dedicare il mese di maggio a un progetto che metta la madre al centro del racconto.

Abbiamo creato uno spazio in cui la fotografia non è una posa, ma un incontro. Il nostro servizio "Ritratto d'Amore" nasce per celebrare la donna e la madre in tutta la sua autentica bellezza, lontano dai filtri e vicino alle emozioni.

Cosa abbiamo preparato per voi:

  • Una sessione di 30 minuti studiata per essere un momento di relax e connessione.
  • La consegna di 10 scatti che fermano il tempo in modo naturale.
  • Una stampa con cornice 15x20, per trasformare quel frammento di storia in un oggetto tangibile da conservare in casa.

Celebrare la propria storia non è un lusso, ma un modo per dire "io c'ero".

Vi aspettiamo in studio per scriverne un pezzo insieme. Per prenotare potete scriverci su Whatsapp.